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Decollo (di scuolaggio)
da JACQUES LACAN
 
 

Eccomi l’uomo coperto di lettere.
Il mio compagno Drieu, invece, era, o si credeva, l’uomo coperto di donne, al punto da farne il titolo di uno dei suoi romanzi.
Titolo che mi citarono i miei compagni della sala di guardia - mentre io ne avevo solo due (donne), come tutti, che si occupavano di me e discretamente, vi prego di crederlo.
Queste lettere le ho prese sul serio. Voglio dire: le ho prese una per una, come si fa con le donne, e ho fatto la mia lista.
Sono venuto a capo di questo mucchio.
Ci sono delle persone che si lamentano che le ho dimenticate. È possibile. Che si rivolgano a Gloria.
Ho colpito nel segno (su mille) e, anzi, di più.
Ma è necessario che, fra questi mille, io metta una differenza. Poiché gli uni devono fare il lutto di una Scuola di cui gli altri non sanno che farsene.
Il lutto è un lavoro, è ciò che si legge in Freud. È quello che io chiedo a coloro, della Scuola, che vogliono restare con me per la Causa freudiana.
A questi ho scritto una lettera non più tardi di ieri sera. La riceveranno.
Ecco quello che dico loro:
Delenda est. Ho fatto il passo di dirlo, pertanto irreversibile.
Come dimostra il fatto che, a ritornarci, si trova solo di che invischiarsi - laddove ho fatto meno Sc(u)ola... che colla.
Dissolta lo è, a causa del mio detto. Resta solo che lo sia anche per il vostro.
In mancanza di ciò, la sigla che avete da me - EFP - cade nelle mani di falsari accertati.
Sventare la manovra spetta a coloro della Scuola che riunisco questo sabato.
Che mi si creda: non ammetterò nessuno a trastullarsi nella Causa freudiana, se non è seriamente decollato (discuolato).
Ho firmato questo ieri, il 10 marzo.
È anche colpa di Freud, di aver lasciato gli analisti senza rimedio e, d’altronde, senz’altro bisogno che di organizzarsi in sindacato.
Io, invece, ho tentato di ispirare loro un’altra voglia, quella di ex-sistere. Lì sono riuscito. Questo è contrassegnato dalle precauzioni di cui si contorce il ritorno nella carreggiata.
Il che non è vero per tutti, poiché ce ne sono a sufficienza per seguire la strada che apro, per sussistere di un legame sociale mai uscito sino ad oggi.
Che cos’altro dà prova della mia formazione, se non il fatto di accompagnarmi nel lavoro, perché è proprio di questo che si tratta, della dissoluzione?
Ora devono contarsi.
Vengo, quindi, agli altri, a quelli che, questo lavoro, non devono farlo in quanto non sono stati della mia Scuola; il che non vuol dire che non ne siano stati intossicati.
Con loro, senza indugio, io avvio la Causa freudiana e restauro a loro favore l’organo di base ripreso dalla fondazione della Scuola, cioè il cartello, del quale, in base all’esperienza fatta, affino la formalizzazione.
Primo - Quattro si scelgono per perseguire un lavoro che deve avere il suo prodotto. Preciso: prodotto proprio di ciascuno e non collettivo.
Secondo - La congiunzione dei quattro si fa attorno a un Più-Uno che, se è uno qualunque, deve essere comunque qualcuno. A suo carico di vegliare agli effetti interni all’impresa e di provocarne l’elaborazione.
Terzo - Per prevenire l’effetto di colla, si deve fare una permutazione al termine fissato di un anno, due al massimo.
Quarto - Nessun progresso deve essere atteso, se non una messa a cielo aperto periodica dei risultati, così come delle crisi del lavoro.
Quinto - L’estrazione a sorte assicurerà il rinnovo regolare dei punti di riferimento creati allo scopo di vettorializzare l'insieme.
La Causa freudiana non è Scuola ma Campo, in cui ciascuno avrà carriera di dimostrare ciò che egli fa del sapere che l’esperienza deposita.
Campo che quelli dell’EFP raggiungeranno, non appena si saranno alleggeriti di quello che ora li ingombra più di me.
Abbrevio qui la messa a punto necessaria alla messa in moto.
Giacché devo terminare sul malinteso delle donne, che, al mio ultimo seminario, ho detto che non sono private del godimento fallico.
Mi si imputa di pensare che siano degli uomini. Ve lo chiedo un po’.
Il godimento fallico non le avvicina agli uomini, piuttosto le allontana, poiché questo godimento fa da ostacolo a quello che li accoppia al sessuato dell’altra specie.
Questa volta prevengo il malinteso sottolineando che questo non significa che esse non possano avere, con uno solo, scelto da loro, la vera e propria soddisfazione - fallica.
Soddisfazione che si colloca dal loro ventre. Ma come qualcosa che risponde alla parola dell’uomo.
Per questo è necessario che ella capiti bene. Che capiti sull’uomo che le parla secondo il suo fantasma fondamentale, quello di lei.
Ella ne trae effetto d’amore talvolta, di desiderio sempre.
Non capita così spesso. E, quando capita, non per questo fa rapporto, scritto, cioè interinato nel reale.
Di quello che ho chiamato il non-rapporto, Freud ne aveva l’idea, nonostante la sua riduzione del genitale al fatto della riproduzione.
Non è, in effetti, quello che egli articola della differenza tra la pulsione che egli dice fallica e quella che egli pretenda sussista del genitale?
Ne avrebbe forse scorto il dualismo senza l’esperienza, in cui egli era, della psicoanalisi?
Il godimento fallico è per l’appunto quello che l’analizzante consuma.
Ecco. Vi lascio.
Mi piacerebbe che mi fossero poste delle domande. Che mi vengano poste per iscritto. Che me le si invii. Vi risponderò la settimana prossima, se esse valgono la pena.
La settimana prossima vi dirò anche come ciò lavora, la dissoluzione.

 

Traduzione: Adele Succetti

Versione in lingua originale: D'écolage (Francese)

 
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